www.ilgattodellasoglia.it

C'era una volta Anuradhapura

Durata tappa: 3 giorni, 2 notti
Km percorsi: 110km ca. da Trincomalee, più escursioni in zona 
Cartina

L'edificio in mattoni più alto del mondoUn monaco nell'area sacraUn dagoba è il custode dei voti dei fedeliOgni giorno, tutto il giorno,la loro missione è suonareCostruito nel II secolo a.C. come residenza di 500 giovani monaci di alto rangoUno dei due bassorilievi alle porte del tempio IsurumuniyaL'altro bassorilievo alle porte del tempio IsurumuniyaC'è chi li mangia....Sono intoccabili nella grotta sacraUn Buddha theravada, all'interno del tempio IsurumuniyaLa sommità di un dagobaIl refettorio dell'antico monasteroMonaciIl condotto per l'acqua che riempiva la piscina del refettorioI fiori di loto impreziosiscono gli specchi d'acquaL'antico modo di tagliare la rocciaUn esempio di scrittura vedicaLa piscina del cobraUn macaco e il suo cucciolo

Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO e suggestivo connubio tra regalità e sacralità, la bellezza dell'antica capitale Anuradhapura appartiene più al regno dell'immaginazione purtroppo che a quello dei sensi. L'area in sé è piuttosto vasta, e molte guide consigliano di percorrerla in bici (a piedi potrebbe essere molto faticoso). Io avevo un'auto a disposizione e non me ne sono pentita nemmeno per un attimo. Prende il nome dal re Anuradhapura, che l'ha fondata, e secondo la tradizione, sarebbe la capitale del re Asura Ravana, l'eroe del poema epico induista Ramayana. 

Colpisce immediatamente il dagoba (=stupa) Jetavanaramaya, una massiccia cupola rosso scuro che si staglia nettamente tra gli alberi. Con i suoi 122 metri di altezza e oltre 300 di circonferenza, è lo stupa in mattoni più alto del mondo, e il più largo in assoluto. Uno stupa (dagoba in singalese) non è altro che una cassaforte: la cupola è priva di accessi, e viene costruita intorno alle offerte votive lasciate dai fedeli, in piccoli scomparti rocciosi (a destra) che poi vengono coperti dallo stupa. Più è importante lo stupa, più preziose le offerte che custodisce: ecco perché spesso questo genere di templi viene predato da ladri e collezionisti senza scrupoli. Pochi sono gli stupa rimasti integri.

Essendo area sacra buddista e induista, va da sé che non si può visitare con le scarpe ai piedi. 

Il tempio più importante di Anuradhapura è lo stupa Ruwanveli, costruito originariamente dal re Dutthagamani, al potere nel II secolo a.C.. La grandezza della città, tuttavia, è stata stimolata grandemente dall'importanza che aveva assunto come centro di culto del buddismo. Lo stupa è il punto di riferimento per il monastero Mahavihara, il primo baluardo del buddhismo theravada, che è quello imperante in Sri Lanka.

Ad Anuradhapura è possibile sbirciare (di avvicinarsi nemmeno a parlarne) il Sri Mahabodi, l'albero della bodhi, cioè l'albero sotto il quale Siddharta secondo la tradizione ebbe l'illuminazione (=bodhi in sanscrito); secondo la versione ufficiale, un ramo fu portato e trapiantato qui dall'India nel III secolo a.C. dalla principessa Sanghamitta. Non bisogna aspettarsi proprio un albero, in realtà è tuttora più simile a un grosso ramo. Comunque, se si tratti proprio di quell'albero nessuno lo sa per certo, ma che sia il più antico albero del mondo è scientificamente dimostrato: le analisi hanno indicato la strabiliante età di 2200 anni.

Colpiscono le imponenti vasche note come Kuttam Pokuna, vere e proprie piscine per mogli e cortigiane, nonché riserve di acqua potabile. La presenza di vasche con caratteristiche simili è una costante in tutti i siti archeologici in Sri Lanka.

Poco distante, l'area del tempio Isurumunuya risale invece al V secolo d.C., ed è stata costruita per ospitare 500 giovani monaci provenienti da famiglie di alto lignaggio. Anche qui si nota la presenza di una cisterna d'acqua che serve la struttura e contribuisce molto all'atmosfera rasserenante del luogo. I pellegrini vengono a vedere soprattutto la stele detta 'degli amanti' (a destra), che ora è conservata all'interno dell'annesso museo archeologico. Secondo alcuni, rappresenta Saliya, il figlio di quel re Dutugemunu (o Dutthagamani) che fece costruire lo stupa Ruwanveli, e Asoka Mala, una ragazza appartenente a una casta molto in basso sulla scala gerarchica, di cui Saliya si innamorò perdutamente, tanto da rinunciare al trono pur di poterla sposare.

Vale la pena allungare un po' il tragitto (circa 16 km) e arrivare a Mihintale, che secondo i cingalesi è il punto da cui il buddhismo si è irradiato in tutto il paese (orientativamente nel II secolo a.C.). La passeggiata inizia da una scala di 1840 gradini scavati nel granito, interrotta verso la metà da un pianoro su cui si erge un antico stupa noto come Kantaka Cetiya (a sinistra), risalente al I secolo d.C. Non ha le dimensioni ciclopiche dei dagoba di Anuradhapura, ma è inserito in una cornice circolare di colonne che gli donano un fascino molto particolare. Tutt'intorno, oltre ai numerosi pavoni e tacchini che circolano tranquillamente (ma in Sri Lanka non è raro incontrare tra le case animali che normalmente vivono lontani dall'uomo), l'area è punteggiata da statue raffiguranti re, benefattori e numi protettori. 
Alla sommità  della scalinata, un cocuzzolo di roccia dal quale si gode una bella vista sulla pianura circostante e sui laghi cisterna voluti dai re del luogo per assicurare l'acqua potabile e irrigua alla popolazione. 

All'inizio della scalinata, sulla destra, un sentiero conduce all'antico refettorio, il luogo dove i monaci mangiavano. Oggi si può vedere giusto la base, suddivisa in un'area centrale che conteneva acqua (era il sistema dell'epoca per abbassare la temperatura all'interno della struttura), un colonnato perimetrale, e una notevole mangiatoia, tutta in pietra (a destra). Lì veniva versato tutto il riso raccolto dai monaci con l'elemosina mattutina (una pratica tuttora in uso) e le donazioni dei fedeli. Un fuoco ardeva sempre alla base, per mantenere il riso caldo fino alla distribuzione quotidiana. L'acqua della vasca centrale (di cui ora si capisce meglio l'utilità) veniva mantenuta a bassa temperatura da un ricambio costante. Un condotto - anch'esso in pietra - ne riversava sempre di fresca.

Tappa successiva: Polonnaruwa