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Una questione di occhi

"Ai gatti riesce senza fatica ciò che resta negato all'uomo: attraversare la vita senza fare rumore" Ernest Hemingway

Si dice 'restare in ascolto' quando si tende l'orecchio per captare eventuali suoni, qualcosa che possa essere percepito attraverso l'udito, che può essere sì un suono ma anche la sua assenza. Per la vista non c'è un'espressione simile. Al massimo lo sguardo 'si perde nel vuoto', punta 'oltre l'orizzonte'; c'è 'restare a guardare', ma dà l'idea di un'aspettativa, di una selezione a priori, non di un'apertura, di una disponibilità nei confronti di eventuali stimoli visivi. Peccato, perché 'a ben guardare' - questa sì che esiste - gli stimoli arrivano. Invece impariamo a 'cercare con lo sguardo' - ma non si 'cerca con l'udito', è interessante - ma quanto sarebbe più appagante se lo sguardo smettesse di cercare e iniziasse a vedere? Se la finisse una buona volta di aggrapparsi a forme, luci e colori, ma si limitasse ad osservarli interagire, finalmente libero dai vincoli razionali di causa ed effetto? 

Guardare senza cercare, vedere senza definire, è un po' fare un passo indietro nei confronti del mondo, indugiare sulla soglia invece che entrarci pesantemente, modificandolo con la propria presenza fisica, mentale, culturale che sia. Un gatto può restare ore immobile a guardare oltre una soglia, apparentemente senza un motivo - appunto - razionale. Col tempo ho imparato a fermarmi accanto ai miei due gatti che guardano fuori, semplicemente fidandomi del loro sguardo, e a un certo punto trovare un oggetto specifico da guardare non è più così importante quanto l'atto stesso di guardare, a casa come altrove.  Lo sguardo libero dalla gabbia della 'necessità' raggiunge e collega lo spazio e il tempo, restituendo una ricchezza inimmaginabile, stupore e gratitudine.